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Come la lamentela cronica influenza la nostra vita

Il lamento di Edward Burne - Jones 1866

 

La lamentela è una forma di comunicazione che tutti conosciamo e di cui abbiamo fatto esperienza nella nostra quotidianità. A molti sarà capitato, almeno una volta, di conoscere una persona che si lamenta in modo costante di tutto quello che gli capita, delle difficoltà e degli eventi incidentali così come di quello che la circonda, del contesto in cui si trova a vivere. Forse, tra i nostri amici o anche in famiglia, abbiamo un lamentoso cronico che vede sempre tutto nero e coglie ogni occasione per compiangersi
È necessario evidenziare che la lamentela è qualcosa di diverso rispetto allo sfogo che si può avere con un amico, un familiare o anche con il terapeuta durante una seduta. Lo sfogo consente di confidare all’altro i propri pensieri, sentimenti e preoccupazioni, permette di allentare una tensione interna, di decomprimere e trovare un po’ di sollievo. Parlare con qualcuno che ci ascolta e comprende ha un effetto catartico

La lamentela ha pesanti conseguenze sul nostro stato fisico e mentale. È in grado di operare delle vere e proprie modificazioni nel nostro corpo e sulla nostra mente. Studi di neuroscienze hanno dimostrato che la lamentela è in grado di danneggiare i nostri neuroni in modo costante e progressivo. In particolare, quando il cervello è in stato di lamentela subisce delle modificazione neurofisiologiche che riguardano l’inibizione dell’ippocampo, una struttura del di-encefalo deputata alla risoluzione del problemi. In parole semplici, viene depotenziata la nostra capacità di vedere soluzioni.

Lamentarci sempre ci impedisce di trovare una via d’uscita alle situazioni in cui ci troviamo.

Sappiamo ormai da tempo come molte sostanze presenti nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo e nel cibo che mangiamo siano dannose, e a tutti gli effetti velenose, per il nostro corpo.

La straordinarietà del nostro corpo umano sta nel fatto che, almeno fino ad un dato quantitativo, esso sia perfettamente in grado di gestire queste sostanze nocive, sia in grado di isolarle ed espellerle o accumularle in qualche luogo non dannoso per il resto del sistema.

Ma non solo il corpo corre il rischio di venire saturato dalle sostanze inquinanti: esiste infatti un inquinamento invisibile, ma altrettanto dannoso per la nostra mente e il nostro corpo.

Le lamentele, le parole negative e distruttive che ogni giorno molti di noi riservano a sé stessi, le lamentele che udiamo dalle persone che ci stanno attorno, sono dei veleni che possono farci molto male, sia fisicamente che da altri punti di vista.

Secondo Eckhart Tolle, nel suo bestseller “Il potere di adesso”, lamentarsi, a voce o mentalmente, di una situazione in cui ci troviamo, di ciò che fanno o dicono gli altri, del nostro ambiente di lavoro o studio, della nostra situazione esistenziale, persino delle condizioni atmosferiche, esprime sempre una mancata accettazione del presente, di ciò che è.

Ciò porta invariabilmente con sé una carica negativa inconsapevole. Quando ti lamenti, fai di te una vittima…quando invece dici chiaramente quel che pensi, esprimi il tuo reale potere.

Perciò, cambia la situazione agendo o parlando apertamente se necessario o possibile, esci da questa situazione oppure accettala.

Ovunque tu sia, vivi pienamente nel qui e ora.

 

Le persone che si lamentano continuamente:

un'analisi psicologica e sociale

Le persone che si lamentano continuamente rappresentano un fenomeno comune che può avere un impatto significativo su loro stesse e sugli altri. La lamentela, In alcuni precisi contesti, rivela una propria utilità ma quando diventa cronica può essere sintomatica di problemi più profondi e avere effetti negativi sulla qualità della vita e sulle relazioni interpersonali. Tutti noi conosciamo persone che vivono lamentandosi, nella loro esistenza nulla funziona come dovrebbe e sono infastidite da ogni cosa. Lo psicanalista Saverio Tomasella ne parla nel libro La sindrome di Calimero, in cui analizza come le lagnanze continue siano l’espressione di sofferenze più profonde e di richieste emotive disattese durante l’infanzia. Chi è affetto dalla sindrome di Calimero tende a confrontare la propria esistenza con quella altrui, invidiandola, e in questo confronto si percepirà invariabilmente come perdente nutrendo sentimenti di frustrazione, rabbia, odio e tristezza. Questa sensazione di sconfitta è amplificata dalla credenza di non avere alcun potere decisionale sugli eventi della propria vita, che sembrano essere inesorabilmente sventurati, rendendo il futuro privo di speranza

Nonostante le continue lamentele, chi soffre di questa sindrome non si dedica alla ricerca di soluzioni concrete perché è concentrato sulle avversità piuttosto che sulle potenziali vie d’uscita e preferisce rimanere in una stagnante condizione di malcontento. Questo atteggiamento crea un ciclo autodistruttivo di pensieri negativi e di autocommiserazione.
Il pericolo è l’alienazione: la realtà quotidiana viene distorta e interpretata al servizio delle personali convinzioni negative in cui la sfortuna sembra attrarre altra sfortuna, rinforzando la percezione di essere costantemente vittima delle circostanze.

Il lamento persistente danneggia, impedisce di agire, fa terra bruciata intorno, allontanando le persone care, che non riescono a sostenere questo tipo di comportamento reiterato nel tempo.

Questo comportamento può derivare da una varietà di fattori psicologici e sociali, inclusi:

  1. Pessimismo e negatività: una visione negativa del mondo può portare a concentrarsi su ciò che non va, piuttosto che su ciò che funziona. Queste persone possono avere difficoltà a trovare aspetti positivi nelle situazioni quotidiane.
  2. Insicurezza e bassa autostima: le lamentele croniche possono essere un modo per cercare conferme e rassicurazioni dagli altri. L'insicurezza può spingere una persona a lamentarsi per ottenere attenzione e supporto.
  3. Bisogno di controllo: alcune persone si lamentano per cercare di controllare l'ambiente circostante o le persone intorno a loro. Espressioni costanti di insoddisfazione possono essere un tentativo di manipolare situazioni o relazioni.
  4. Abitudini apprese: la lamentela cronica può essere un comportamento appreso da ambienti familiari o sociali dove questo atteggiamento è comune o accettato.
  5. Non affrontare i problemi: la continua lagnanza nasconde un tentativo inconscio di delegare all’altro la risoluzione del problema, scaricandogli addosso le proprie responsabilità, evitando l’impegno e la fatica previsti per ottenere un cambiamento.

Conseguenze della Lamentela Cronica

  1. Stress e ansia: focalizzarsi costantemente su aspetti negativi può aumentare i livelli di stress e ansia. Questo atteggiamento può creare un ciclo di negatività che alimenta ulteriormente il disagio psicologico.
  2. Relazioni difficili: le persone che si lamentano continuamente possono allontanare amici, familiari e colleghi. L'ascolto costante delle lamentele può diventare estenuante e portare a tensioni o rotture nelle relazioni.
  3. Autorealizzazione negativa: il focus costante su problemi e difficoltà può portare a una sorta di profezia autoavverante, dove le aspettative negative influenzano effettivamente i risultati, perpetuando così il ciclo di lamentela.

Strategie per gestire la Lamentela Cronica

  1. Consapevolezza di sé: il primo passo per gestire la lamentela cronica è diventare consapevoli del proprio comportamento. Riconoscere quando e perché ci si lamenta può aiutare a capire le radici del problema.
  2. Riformulazione positiva: cercare di vedere gli aspetti positivi delle situazioni e praticare la gratitudine può aiutare a contrastare la negatività. Tenere un diario della gratitudine, ad esempio, può essere un esercizio utile.
  3. Comunicazione efficace: imparare a esprimere i propri bisogni e preoccupazioni in modo costruttivo può ridurre la necessità di lamentarsi. La comunicazione assertiva permette di affrontare i problemi direttamente senza cadere nella lamentela cronica.
  4. Supporto psicologico: In alcuni casi, potrebbe essere utile cercare l'aiuto di un professionista. La terapia cognitivo-comportamentale, ad esempio, può aiutare a modificare i pattern di pensiero negativi e sviluppare strategie più positive di coping.

 

Le persone che si lamentano continuamente affrontano una serie di sfide che possono influenzare negativamente la loro vita e le loro relazioni. Comprendere le cause della lamentela cronica e adottare strategie per gestirla può migliorare significativamente il benessere personale e la qualità delle interazioni sociali. Affrontare questo comportamento con consapevolezza e azioni positive può portare a una vita più soddisfacente e relazioni più armoniose.

Daniela Temponi – Brunetta Del Po

Bibliografia:

Tolle Eckhart, Il Potere di Adesso, My Life, Milano 2013

Tomasella Saverio, La sindrome di Calimero, Sperling & Kupfer, Milano 2018

 

SITOGRAFIA

https://www.lafenicepsicologia.it/psicologia-della-lamentela/

https://www.macrolibrarsi.it/speciali/inquinamento-da-lamentele.php

https://lamenteemeravigliosa.it/atteggiamenti-che-esauriscono-le-energie/