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Perché la rabbia fa ammalare? Parte I: cos'é la rabbia

 

Incisione di Gustave Dorè del 1890 Stige e Iracondi Divina Commedia Inferno

 

La rabbia è una delle emozioni primarie, un’emozione universale, che appartiene all’esperienza umana comune e condivisa a prescindere dall’età, dalla cultura e dall’etnia di appartenenza. La funzione adattiva della rabbia risiede nell’istinto di difendersi per sopravvivere nell’ambiente in cui ci si trova e nel rispondere a un’ingiustizia, un torto subito o percepito, alla percezione della violazione dei propri diritti, ci predispone alla difesa o alla lotta, si associa alla mobilizzazione dell'energia corporea attraverso il tasso di ormoni nel sangue e l'aumento del ritmo cardiaco e reazioni più specifiche di preparazione alla lotta: digrignare i denti, il fluire del sangue alle mani, serrare i pugni (il che aiuta ad impugnare un'arma)...

Secondo le 5 Leggi Biologiche: la rabbia coinvolge la mucosa ectodermica delle vie biliari, delle vie pancreatiche e la mucosa della piccola curva gastrica. È biologicamente determinata da conflitti di territorio (invasione) e di separazione con una tonalità di ingiustizia.

 

Analoghi: rabbia, collera, ira, furore, furia, sdegno, indignazione, irritazione, malumore, nervoso, suscettibilità, stizza, tigna, dispetto, rancore, risentimento, odio, malevolenza, animosità, fiele, bile, veleno, irascibilità, isteria, accanimento.
Si dice che: «Chi tutto vuole di rabbia muore», «Il fuoco cova sotto la cenere».

 

La parte più antica del nostro cervello è il “cervello rettile” che comprende le aree limbiche (amigdala e ippocampo), direttamente impegnate nel sistema difensivo primario, volto ad identificare i pericoli e le minacce, e a rispondere nella maniera più veloce possibile. Quando questo sistema si attiva tutte le altre aree vengono letteralmente “spente”. Il cervello “rettile” è la zona più interna del cervello, ed ha costruito connessioni neurali molto solide e molto veloci. Il suo scopo è tenerci in vita, e per far questo esplora costantemente l’ambiente alla ricerca di potenziali attacchi: questo vale non solo per le minacce fisiche, ma anche per ciò che può danneggiare la nostra integrità psico-fisica, il nostro ego, la nostra identità in senso più ampio.

Quando è attiva un’emozione difensiva, come spesso è la rabbia, il flusso sanguigno viene indirizzato verso i muscoli, ai danni della corteccia cerebrale, e quindi la nostra capacità di ragionare, pensare e programmare azioni adeguate è seriamente compromessa.


Nel momento in cui un avvenimento viene percepito come una minaccia, una piccola struttura chiamata amigdala è responsabile della reazione che avremo: è come se un bottone “panico” venisse schiacciato, e a valle di ciò una massiccia cascata di ormoni vengono secreti e una enorme quantità di impulsi elettrici vengono attivati.
Ci troviamo in uno stato di allerta, che viene chiamato Fight Flight Freeze: davanti alla minaccia possiamo combattere, scappare o congelarci, esattamente come fanno gli animali.

L’espressione della rabbia corrisponde alla risposta Fight, combattere.

In sostanza, parlare ad un persona intensamente arrabbiata è come parlare alla sua amigdala… difficile, e soprattutto rischioso!

Mark Nickerson



Gli effetti fisici di questo stato sono molteplici:

  • il battito cardiaco aumenta
  • le pupille si dilatano
  • andiamo in iperventilazione
  • sudiamo
  • il sangue fluisce dalla periferia ai grandi muscoli e ai grandi organi
  • i muscoli si tendono
  • il sangue coagula più velocemente
  • le pupille si dilatano
  • le attività non necessarie sono interrotte, ad esempio la digestione, ragion per cui sentiamo le bolle nello stomaco o mal di pancia, oppure le mani diventano gelate

 

Due ormoni sono secreti in grandi quantità in questa fase: il cortisolo e l’adrenalina.
Entrambi sono necessari per sostenerci nella risposta veloce ed efficace che daremo alla minaccia, ma la loro persistenza nel sangue per tempi prolungati diventa dannosa.
In particolare, c’è una cosa da sapere sul cortisolo: il cortisolo, anche chiamato ormone dello stress, è un “veleno” , una “medicina interna” che si attiva per gestire un momento particolarmente difficile, ma che resta in circolo fino a 24 ore, contaminando il sistema. Viceversa la dopamina o la serotonina, ormoni della gioia, hanno picchi che si esauriscono molto velocemente. Questo è il motivo per cui tratteniamo molto più facilmente i ricordi brutti rispetto a quelli belli: il cervello è costruito per catalogare e ricordare le minacce, in modo da proteggerci per il futuro. 
Infine c'è un altro fenomeno fisico collegato allo scoppio della rabbia:  la liberazione di grassi nel sangue, che, se non bruciati, si depositano sulle pareti delle arterie.

Siamo arrivati dove siamo come esseri umani anche grazie ad una efficientissima amigdala, il tema è che nel contesto moderno, in cui le reali minacce sono ben diverse da quelle che dovevamo affrontare centinaia di migliaia di anni fa, la nostra antica amigdala rischia di essere eccessivamente sollecitata e di “sovra-reagire”.
Per l’ amigdala una minaccia fisica o una minaccia all’ego sono la stessa cosa, ma è evidente che avere un sistema di difesa in costante allerta non è utile, perché porta a logorarlo e a renderlo col tempo sempre meno capace di distinguere quando vale la pena attivarsi e quando no.

Lo psicologo James Averill del­l’Università del Massachusetts (Usa) ha individuato tre tipi di rabbia:

  • La rabbia “malevola” che esprime disprezzo o desiderio di vendetta per un torto subito e comunque per esprimere odio disapprovazione, peggiorare i rapporti con l'altra persona
  • La rabbia di “sfogo” o esplosiva, scarica una tensione, spesso su chi non ha colpa. sfogo alla tensione e manifestare l'aggressività, con le probabili funzioni aggiuntive di rompere il rapporto o di rivalersi per un torto subito
  • La rabbia “costruttiva”, quella che fa valere le proprie ragioni, comunica coinvolgimento e rafforza le relazioni (per esempio, se è rivolta a un amico gli fa capire che è importante per noi). Ecco, questa forse è la rabbia giusta, per la quale ogni tanto si può anche perdere il controllo. comportamento altrui, a rendere più stretta la relazione con la persona con cui ci si arrabbia, ad asserire la propria libertà e indipendenza, a ottenere che gli altri facciano qualcosa di utile a se stessi;

 

Già San Tommaso d'Aquino  affermò che la mancanza della passione dell'ira è un vizio ed è un peccato non rendere giustizia quando lo si può o lo si deve fare. Esiste un'ira per zelo, ira per zelum, che non comporta alcun peccato, anzi è buona e virtuosa . L'ira diventa un peccato (cioè iracondia) quando è ingiusta o vendicativa o smisurata: «Una collera peccaminosa trasgredisce la giustizia; giudica a priori [ ... ]. La sua preoccupazione principale è cercare delle scuse». Summa theologiae, II-II, 158, 8

Un’ulteriore distinzione proposta da Marck Nickerson, psicoterapeuta, consulente clinico e formatore dell'EMDR Institute, necessaria per lavorare su problematiche legate alla rabbia e all’ostilità, riguarda l’identificazione dei diversi gradi di intensità:

1) rabbia “normale, intesa come emozione reattiva ad una situazione specifica, 2) rabbia “patologica, intesa come uno stato emotivo duraturo e ingestibile manifestato internamente o esternamente,

3) ostilità, come tratto stabile di personalità e caratterizzato da uno stile di conoscenza e di relazione basato sul conflitto/scontro,

4) comportamento collerico, inteso come espressione di una rabbia improvvisa o di un tratto ostile di personalità e infine

5) comportamento abusante, inteso come un comportamento che ha l’obiettivo di umiliare la vittima e di ottenere potere e controllo sull’altro.


Esistono 4 tipi di situazioni considerate come ragioni legittime per arrabbiarsi:

  1. percezione di situazione sgradevoli di tipo fisico o materiale : minacce all'integrità personale (come l’essere immobilizzati, o rinchiusi in una stanza, o per l’eccessivo caldo o freddo) o ai propri beni. Queste situazioni danno luogo ad immediate irritazioni ma possono arrivare a provocare manifestazioni di rabbia anche più forti.
  2. Disturbi o ostacoli alle proprie attività: impedimento al conseguimento dei propri scopi
  3. Frustrazioni psicologiche: imposizione di esperienze spiacevoli, interruzione o privazione di esperienze piacevoli, essere ostacolati nel raggiungimento di un nostro obiettivo, in modo temporaneo o permanente. Danni alla dignità personale o dei propri cari Della propria immagine pubblica dell'autostima. Possiamo essere frustrati dal non aver ottenuto un giocattolo, un aumento di stipendio, dall’aver perso gara, dal non essere stati capiti, dall’essere stati umiliati, e così via.
  4. Ingiustizie subite o prospettate per se stessi o per altri.

 

Ci si può arrabbiare in modo più o meno violento a seconda di queste variabili:

dell'umore

dello stato di salute

di chi siamo

di chi abbiamo davanti

 

Poi vi sono ragioni legate agli eventi esterni:

la fretta

Il rumore

il calore

la stanchezza

la paura

 

 

Manifestazioni della rabbia

Nell'espressione di rabbia di solito le sopracciglia sono inclinate verso il basso e ravvicinate, le palpebre tese, gli occhi fissi e le labbra tipicamente serrate. Il ravvicinamento delle sopracciglia provoca delle rughe verticali tra le due sopracciglia. Non ci sono rughe orizzontali nella fronte se presenti, sono da da considerarsi righe permanenti e facenti quindi parte della Baseline della persona. Esistono tantissime varianti che vengono studiate.

Ad es. gli occhi possono essere più o meno aperti a seconda del livello di intensità le labbra serrate oppure la bocca aperta. Se le labbra sono serrate è possibile che si stia reprimendo la rabbia oppure che si stia per rispondere fisicamente alla potenziale aggressione. Se la bocca è aperta è possibile che si stia per rispondere all'aggressione verbalmente.

 

                   

 

                

 

Da una ricerca condotta da Hermina Van Collie, Iven Van Mechelen, Eva Ceulemans, dal titolo “Multidimensional individual differences in anger-related behaviours” la classificazione  della rabbia comprende

  • tre modalità aggressive (fisica, verbale e autodiretta)
  • cinque modalità non aggressive (parlare, allontanarsi, esprimere, rilassarsi e sopportare).

In modo dettagliato possiamo osservare la seguente tabella completa anche di esempi di comportamento:

 

 

Manifestazione della rabbia

                  Descrizione del comportamento

Esempi

Aggressione fisica

Ogni forma di aggressione fisica

Sbattere le porte, colpire qualcuno, lanciare oggetti

Aggressione verbale

Ogni forma di aggressione esclusivamente verbale

gridare, inveire, insultare

Aggressione autodiretta

Azioni aggressive contro se stessi

Ubriacarsi, azioni di autolesionismo

Parlare della propria rabbia

Parlare del fatto che ha scatenato la rabbia con la persona con la quale si è avuto il contrasto, o con altri, senza acredine

Parlare in modo amichevole o comunque accomodante

Allontanarsi

Allontanarsi fisicamente o creare un distacco verbale dalla persona con la quale si è in disaccordo o dalla situazione difficile, senza fare niente altro

Correre via, fuggire, allontanarsi, stare in silenzio

Manifestazioni fisiche di diverso genere – atti espressivi

Mostrare spostamenti o movimenti senza alcuna forma di aggressione ad altre persone

piangere, sospirare, singhiozzare

Ridurre la tensione o rilassarsi

Fare in modo di esprimere la la tensione in maniera non distruttiva o tentare di rilassarsi

Fare attività sportive, correre, ascoltare musica

Tentare di allontanare la rabbia da sé

Cercare di sopportare l’accadimento in modo passivo o attendere il calo dell’impulso

Mettere le cose in modo tale da non fare nulla, stare calmi

 

 

Da un punto di vista energetico, il centro che non è in equilibrio quando non riconosciamo la rabbia o la reprimiamo è il Terzo Chakra, che rappresenta il livello del mentale e della personalità, determina anche l’idea che abbiamo di noi stessi, come ci giudichiamo. Ma è anche il nostro potere personale, cioè la capacità che abbiamo di essere pienamente noi stessi senza farci fuorviare dai desideri o dalle pressioni degli altri; arriviamo a credere che, per essere apprezzati e accettati dagli altri, non possiamo essere noi stessi ma dobbiamo omologarci a un clichè, diventare esattamente come ci vorrebbero. Per farlo, sprechiamo una quantità enorme di energia tentando di adattarci a un modello ideale. Dal momento in cui prendiamo questa decisione ogni sforzo è teso a controllare ciascun aspetto della nostra vita, e con questo ci perdiamo; potremmo anche pensare che facendo avvicinare qualcuno, potremmo perderci e così ci arrocchiamo sempre di più nella nostra torre di controllo, soli, rigidi e schiavi di infinite regole assurde. E quando ci accorgiamo di tutto questo siamo invasi da una rabbia profonda e distruttiva, rivolta verso gli altri ma soprattutto verso noi stessi.

 

Brunetta Del Po – Daniela Temponi

 

 

SITOGRAFIA

http://www.giuliasirtori.com/risorse-di-coaching-gratuite/coaching-newsletter/2018/gestire-la-rabbia-e-il-nervosismo-nostro-e-altrui/la-rabbia-cosa-succede-quando-il-cervello-entra-in-modalita-fight

http://www.attivazionibiologiche.info/articoli/emozioni.html

https://www.serenacosta.it/genitori-e-figli/rabbia-15-parole-per-esprimere-emozione.html

https://www.stateofmind.it/tag/rabbia/

https://www.focus.it/comportamento/psicologia/a-che-cosa-serve-la-rabbia

https://mail.microespressioni-facciali.it/microespressioni/rabbia-microespressioni

https://www.museocinema.it/sites/default/files/servizi_educativi/slide_1_incontro_corso_museo_del_cinema_cp.pdf

 https://www.stateofmind.it/2013/12/trattamento-emdr-rabbia-patologica/

 BIBLIOGRAFIA

Averill, J. R., (1982), Anger and aggression: An essay on emotion., Springer-Verlag, New York.

Morelli Raffaele  Dizionario della felicità vol.6  Riza edizioni

San Tommaso d'Aquino Summa theologiae San Paolo Edizioni