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Il culto degli antenati

 

 

 

 

 

                                                                                                       L'anima non è di oggi.

Essa conta milioni di anni.

Ma la coscienza individuale è solo

il fiore e il frutto di una stagione,

germogliato dal perenne

rizoma sotterraneo

(C.G. Jung)

 

 

Il mese di Novembre si apre tradizionalmente con la festa di Ognissanti, risalente alla fine dell’VIII secolo, quando l’episcopato francese la sostituì al Capodanno celtico che aveva inizio proprio con il primo giorno del mese. Novembre esprime a fondo il concetto di un’energia imperitura che non muore mai ma si trasforma continuamente e ciclicamente; tra alberi scheletrici, terreni spogli e paesaggi nebbiosi, il vecchio ciclo si chiude per cedere posto al nuovo. Gli antichi Celti celebravano il loro Capodanno recandosi nei cimiteri dove trascorrevano tutta la notte tra canti e libagioni, convinti che in quella notte i morti tornassero sulla terra ed entrassero in comunione con loro.
Il culto degli Antenati si perde nella notte dei tempi e si ritrova con forme e riti differenti come elemento centrale nelle tradizioni di tutti i popoli della Terra, intimamente legato alle concezioni dell’anima e della vita nell’aldilà.
Se da un lato il culto rappresenta la forma più antica di religiosità, dall'altro pattuisce la continuazione del legame affettivo già esistente e il desiderio dei viventi di aiutare i propri cari estinti a trovare pace nel loro viaggio ultraterreno.  La preoccupazione del benessere di questi ultimi è spesso motivata dalla paura che il loro disagio possa influire negativamente sulla vita dei familiari.

Tutti noi ricordiamo come gli antichi Romani venerassero i loro avi, i Lari, riservando ad essi un posto d’onore nella casa, un altare, trasmesso in eredità insieme agli altri beni. Protettori del focolare domestico, vegliavano sulla famiglia e sulla discendenza e a loro erano offerti piccoli e semplici rituali devozionali.

La Grecia classica commemorava gli spiriti di coloro che avevano compiuto grandi gesta nella vita, gli eroi.

Gli egiziani attribuivano grande risalto al culto dei morti, rivolto principalmente ai discendenti delle dinastie reali che attraverso rituali celebravano la loro stirpe e la commemoravano.

I Celti celebravano il ricordo degli Antenati, attraverso miti e leggende che i bardi, druidi cantori, solevano raccontare, ricamando strofe in loro onore.

Nel resto del mondo, in Oceania e in America possono essere rintracciate queste forme di culto, ma soprattutto in Africa si ritrovano pratiche molto simili a quelle svolte nel paleolitico e neolitico europeo. In questi cerimoniali la connessione con la forza vitale del Creatore e degli spiriti della terra e della natura, è celebrata attraverso canti, danze, rituali e maschere rappresentative, in cui il corpo è veicolo del potere e della forza vitale degli Antenati stessi.

Il materialismo, che pervade la cultura occidentale, creando l'illusione dell’autosufficienza e dell’indipendenza, ci ha allontanato dalle nostre radici genealogiche, perciò da noi stessi. La solitudine e la frustrazione, ormai così pervasive, trovano anche in questo comportamento la motivazione della loro origine.

 

Attraverso gli studi di psicogenealogia di  Anne Ancelin Schutzenberger, si è compresa  l'importanza di scoprire una connessione con i nostri antenati, di riconoscerli, dare loro voce, di restituire dignità e valore a coloro che magari sono stati occultati per azioni considerate disonorevoli o vergognose. Questa pratica terapeutica ci permette di ridare ascolto ai fantasmi transgenerazionali per ritrovare, grazie alla loro conciliazione, la nostra pace. Ad esempio alcuni vincoli comportamentali  possono essere ricondotti a ciò che è accaduto in vita agli avi. Ricorrenze, situazioni compensative apparentemente inspiegabili, avvenimenti che accadono in coincidenza con gli anniversari, possono essere ricondotti all’esperienza di un antenato che è incorso in una fatalità, gravando così su tutta la catena.

È nostra responsabilità farci carico di sciogliere questi condizionamenti che influenzando l’inconscio collettivo, lasciano tracce nella memoria delle nostre famiglie.

Spesso è facile risalire alle storie dei nostri avi, a volte invece il nostro albero genealogico contiene delle macchinazioni più complesse. Le trappole, le insidie nascoste nel nostro albero sono spesso rappresentate dal “non sapere” chi siano i nostri avi. Quando non si hanno notizie certe circa l’identità di chi ci ha preceduto, la comprensione risulta più ostica, tuttavia anche in questi casi c’è un modo per fare chiarezza. Accostarci ai nostri antenati ci permette di riconquistare la nostra libertà attraverso l'ammissione dell'interdipendenza.

 Dal punto di vista terapeutico riconoscere e accogliere i doni degli Antenati significa lasciarsi attraversare dalla forza dell’eredità del passato e dalla bellezza di ciò che portiamo nei nostri geni.

Nella filosofia animista dello sciamano, il male è la paura, e la presenza degli avi è l'antidoto alla paura. La paura è transgenerazionale: tutta la paura che gli avi non hanno saputo affrontare e risolvere nel corso della loro vita viene trasmessa ai discendenti e, fino a che non viene trasmutata, cresce, di generazione in generazione. Affrontare la paura, per esempio la paura causata da una profonda ferita o da una malattia, è rendere giustizia agli avi.

 “La differenza tra l’avere un “passato che pesa” ed avere un “passato che sostiene” si può anche misurare in termini di ansia.

Il “passato che pesa” o il “passato che non c’è”, il non detto, il trascurato, il passato rimosso, ci fanno sentire “staccati dal ramo”, in balia del vento.

Il “passato che sostiene” ci consente l’intera percezione dell’albero da cui proveniamo, ci fa sentire un senso di continuità con le radici, ci ancora alla terra, nobilitando la nostra esperienza.

I nostri avi non peseranno più sulle nostre spalle come misteriosi sacchi da trasportare, ma diverranno l’humus da cui trarremo il nutrimento, qualsiasi sia la loro storia, qualsiasi i fatti che gli sono attribuiti e le emozioni che vi sono associate.”  Selene Calloni Williams

Brunetta Del Po – Daniela Temponi


Sitografia

https://camminanelsole.com/sindrome-degli-antenati/https://psicofiaba.jimdo.com/2017/10/17/il-culto-degli-antenati-la-forza-delle-ossa
http://www.lapsicogenealogia.it/blog/il-culto-degli-antenatihttp://www.eternoulisse.it/sentieri_memoria/culto_antenati_20.html
https://sognarelaterra.it/gli-antenati-forza-amore-e-vita-dal-passato-per-rinnovare-il-presente/

Bibliografia

S.Carri Stagioneterapia

Marco Massignan Costellazioni rituali Ed. Tecniche nuove