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L'infantilizzazione degli adulti

 

Quando e come si diventa adulti oggi? Quali sono gli indicatori che contrassegnano un'avvenuta transizione sociale e psicologica verso la maturità? Ed in che modo possono avere influito i mutamenti postmoderni legati all'individualizzazione, l'infantilizzazione, la precarietà e la reversibilità lavorativa ed affettiva?

Nello scenario contemporaneo, di fatto, il perdurare di comportamenti infantili in età adulta sembra aver perso qualsiasi connotato clinico ed essere diventato un ideale connesso alla spensieratezza, il divertimento e il rifiuto degli obblighi sociali. L'adulto postmoderno si ritrova, quindi, ad inseguire una sorta di immaturità ragionata, una cosciente fuga dalle responsabilità che un anacronistico modello di vita gli attribuisce.
Jacopo Bernardini

 

Un  fenomeno sociale tipico della nostra epoca e su cui si è aperto un ampio dibattito è correlato alla perdita dell’autorità educativa degli adulti. Adulti che hanno abdicato il loro ruolo rivestendone uno  intriso di rassegnazione e di resa, di fronte alle esigenze dell’infanzia e al disagio del comportamento giovanile.  Assolvere con perizia il grande compito educativo, che richiede l’essere bravi genitori, validi insegnanti,  figure adulte competenti  in grado di trasmettere alle nuove generazioni  autentici valori, sembra essere diventato un traguardo spesso irraggiungibile.

La differenza tra le generazioni si cancella. Una volta s’insegnava ai bambini a diventare adulti; oggi, s’insegna agli adulti a sentirsi “sempre giovani”. In spiaggia, le bambine di sei anni portano il reggiseno, mentre le donne mature si vestono da ragazzine. I genitori fanno gli stessi giochi dei loro figli, e nel frattempo i nonni scoprono che l’esperienza che avrebbero tanto desiderato trasmettere non significa più nulla, in un mondo trasformato da una tecnologia che, da bambini, essi non hanno conosciuto. Mentre i giovani sono coinvolti sempre più anticipatamente nelle problematiche degli adulti, l’infantilizzazione della società procede a passo spedito. Il clima individualista circostante, il discredito della nozione di autorità, la moltiplicazione delle famiglie gestite da madri single hanno prodotto una generazione di narcisisti immaturi, di adulti tanto dispotici quanto irrisolti, rimasti immobili allo stadio pre-edipico poiché il Padre, rappresentante simbolico della Legge, non è più in grado di aiutare i figli a spezzare il legame simbiotico con la madre. Questa infantilizzazione procede di pari passo con la femminilizzazione della società. Tutto ciò non è nuovo: Platone, nella Repubblica, evocava già il momento in cui “il padre si abitua a trattare il figlio da pari a  pari e a temere i figli”.

L’accrescersi della complessità sociale, con le sue trasformazioni spesso troppo veloci ed il mutare dei suoi modelli di convivenza e di comunicazione, sta generando una grave perdita nel livello di preparazione umana in cui l’adulto, anziché promuovere processi educativi,  è  ridotto a un mero esecutore di tecniche e procedure. Ciò che diventa importante è l’ambizione, un titolo, una qualifica in più che offra la parvenza di una carriera o che renda più prestigiosi.
Ma quali devono essere gli attributi di una persona matura, di cui si va perdendo traccia?

“La capacità di costruire, di individuarsi, di realizzare ed esperire progetti, di vincere la prospettiva autoreferenziale, di esplicitare se stesso nell’autenticità, di riprendersi e di riparare dall’errore, di scegliere responsabilmente; tutte qualità contemplate dentro una sana adultità, capace di rigenerare se stessa ed il mondo.
Queste caratteristiche sembrano però non portarsi in espansione, nella vita di noi adulti, anzi, sembra proprio che tutti i nostri atteggiamenti e comportamenti riflettano proprio la paura di crescere e quindi di superare le naturali tendenze egocentriche, affinché non diventino orientamenti improntati all’egoismo, come invece succede. L’adulto è fermo, di fatto, ad una manifestazione di se puramente anagrafica. Il sistema tende ad esasperarne e conservarne le tendenze alla conservazione, al possesso e all’attaccamento. Dimostrarlo è molto facile, è sufficiente un pò di acume e spirito osservativo.”

https://www.counselingitalia.it/articoli/3066-infantilizzare-ladulto-e-adultizzare-il-bambino-processi-complementari-di-controllo-sociale

 

Nella stessa misura in cui un bambino è spinto ad una crescita prematura e deleteria l’adulto è infantilizzato Le parole preferite dell’adulto, come nel bambino, sono “Io” e “Mio".

“Genitori e figli frequentano gli stessi spazi e fanno anche le stesse cose: giocano su internet , guardano i medesimi programmi in tv “si esprimono con gli stessi gesti e le stesse parole, hanno gli stessi comportamenti e le stesse reazioni”. Si vestono alla stessa maniera. Anche lo sport cambia, non più “strumento mentale oltreché fisico, per imparare a pensare che si può competere senza configgere” ma “prova provata, delle capacità di questo bambino” che deve essere o diventare “esemplare, unico e assoluto”. La dimensione prevalente  è quella di “cercare complicità”, non c’è un adulto che si allea con i piccoli in vista di un progetto educativo, morale, politico, “ma qualcuno che, pensando di mettersi allo stesso piano, ne vuole diventare amico e complice” per poterli considerare colleghi dei sentimenti, delle sventure e dei problemi. Marina D’Amato “Ci siamo persi i bambini”

La maggior parte delle persone oggi vogliono  “ arrivare” alla vecchiaia, ma nessuno vuole “essere” vecchio.

“…Le fonti di eterna giovinezza dei tempi antichi ci sembrano ridicole, e tuttavia non sono troppo lontane dai tentativi odierni per ingannare la vecchiaia e per bandire la morte dal nostro orizzonte. Un’intera industria prospera e si arricchisce sfruttando quella paura…in nessun’altra epoca è esistita un’altra civiltà in cui, come nella nostra, vengono ignorate le fasi della vita e dell’invecchiamento e in cui le crisi di maturazione vengono trasformate in catastrofi…”R. Dahlke Malattia linguaggio dell’anima”

“Amen, io vi dico: se non cambierete e non ritornerete bambini, non arriverete nel Regno dei Cieli.” Gesù Cristo.
 “Ritornare bambini” non significa diventare infantili: questa frase è da interpretare da un punto di vista psicologico e spirituale e si riferisce alla via del ritorno dell’anima.

Caratteristiche e particolarità di bambini e di adulti capaci di “ritornare bambini” in senso evangelico sono:

  • La loro capacità di vivere il presente
  • La loro spontaneità
  • La loro sincerità incondizionata e la loro bontà
  • La loro cieca fiducia
  • Il loro coraggio
  • La loro sincera onestà
  • La loro gioia di vivere
  • La loro pace interiore
  • L’incapacità di giudicare, di criticare e di condannare
  • La loro capacità di non lasciarsi influenzare dalle apparenze
  • La loro disponibilità a crescere incondizionatamente
  • La loro capacità di dare una spiegazione a ogni cosa e di incantare tutto e tutti
  • La loro disponibilità a imparare con gioia e non per senso del dovere
  • La loro semplicità
  • La loro gioia per il movimento e per lo scorrere degli eventi, il castello di sabbia viene distrutto subito dopo averlo costruito
  • Le loro vive emozioni: brevi, intense, mutevoli
  • La loro disponibilità a perdonare e a ritornare buoni
  • Il loro stretto legame con ogni tipo di gioco, senza però dimenticare che si tratta di un gioco
  • Il loro rapporto naturale di attività e di riposo
  • La loro naturale relazione con i numinosi.

Il soggetto che ha in mente tale modello ha sviluppato la capacità di un pensiero dinamico, divergente, creativo e soprattutto evolutivo, decisamente più faticoso rispetto ad un modello esistenziale unico e valevole per tutti. E’ perciò autenticamente adulto colui che non si culla nell’idea fatua di un mondo dove è possibile realizzare se stessi senza sforzi e senza fatica, predando l’ambiente e il territorio, né si culla negli idilli pubblicizzati negli spot televisivi,  che spingono all’identificazione con gli dei di cartapesta dello spettacolo e dello sport. E’ autenticamente adulto colui che ha superato la paura di crescere, le sue tendenze egocentriche, il possesso, l’attaccamento e ha avuto il coraggio di mettere in discussione schemi comportamentali standardizzati, assumendosene ogni responsabilità.

 Daniela Temponi – Brunetta Del Po

 
Bibliografia

R.Dahlke “Crisi personale e crescita interiore”

R.Dahlke “Malattia linguaggio dell’anima”

Jacopo Bernardini  “Adulti nel tempo dell'eterna giovinezza. La lunga transizione, l'infantilizzazione, i connotati della maturità” Collana Laboratorio sociologico Franco angeli

Marina D’Amato“Ci siamo persi i bambini” Laterza

 

Sitografia

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/478376/Adulti-ancora-bambini-e-bambini-troppo-adulti-Ci-stiamo-giocando-l-infanzia

https://journals.openedition.org/qds/927

https://www.counselingitalia.it/articoli/3066-infantilizzare-ladulto-e-adultizzare-il-bambino-processi-complementari-di-controllo-sociale