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Perchè le donne subiscono?

Perché le donne subiscono?



 

Nel lento passaggio dalla preistoria alla storia, è successo qualcosa che ha cambiato radicalmente i rapporti tra donne e uomini e ha posto le basi per l’affermarsi di un potere dispari in cui la differenza sessuale da dato naturale è diventata pretesto per  gerarchie improprie che hanno giustificato per millenni il potere maschile e la subordinazione femminile.

Rosanna Marcodoppido -Le radici oscure del patriarcato-

 

Le radici storiche della sottomissione femminile


C’era una volta, tanto, tanto tempo fa, una società quasi perfetta, quasi ideale, quasi umana in cui uomini e donne vivevano serenamente e le differenze di genere non si trasformavano in differenze di potere. Questa società quasi perfetta pochi di noi la conoscono, infatti è semplicemente ignorata da tutti i testi scolastici di storia, in cui grande enfasi, guarda caso, è dedicata alle guerre, ai guerrafondai e alle date, che dobbiamo sapere a memoria, delle loro imprese formidabili, soprattutto omicidi e genocidi, come forme eroiche dell’esistere. Mah! Sin da bambina mi sorgevano forti dubbi su questo strano modo di insegnare una materia così vasta e interessante. Guerre, battaglie, date, morti. Un notevole addestramento mentale, ideato per condurci a ritenere la nostra esistenza asservita a poteri e ideali, lontani anni luce da quanto realmente siamo.

Le società gilaniche, abilmente trascurate dai ministeriali libri di storia, sono realmente esistite, lo testimoniano i numerosi reperti pazientemente ritrovati da Riane Eisler (antropologa) e Marija Gimbutas (archeologa) due studiose che hanno affrontato il contesto oscuro del periodo post-diluviano; i loro testi sono a diposizione di tutti coloro che non vogliono fermarsi ad una visione storica artefatta, ma desiderano approfondire e cercare altrove fonti più oneste e autorevoli.

La Treccani così definisce la gilania:

“gilania: organizzazione sociale anteriore al patriarcato, esistita in Europa tra il 7000 e il 3500 a.C. e caratterizzata dall’eguaglianza tra sessi e dalla sostanziale assenza di gerarchia e autorità centralizzata. Tra il 4300 e il 2800 a.C. la g. sarebbe stata soppiantata da un'altra cultura neolitica, quella dei kurgan, una società androcratica e patrilineare emersa dal bacino del Volga. Il termine è stato coniato dall'archeologa di origine lituana M. Gimbutas utilizzando le radici greche gy (donna) e an (uomo)”. http://www.treccani.it/enciclopedia/gilania/

L’ipotesi dei popoli Kurgan, fu presentata per la prima volta nel corso degli anni Cinquanta da Marija Gimbutas, e fu rielaborata nel corso dei decenni successivi. La cultura kurgan (caratterizzata da territorialismo, arti belliche e sistema sociale patrilineare e patriarcale) si riferisce a quella di alcune tribù «mobili e pastorali, che si ritiene parlassero protoindoeuropeo e che si espansero in Europa tra il 4.500 e il 2.500 a.C.». Essa, che è stata ipotizzata e ricostruita sulla base di un lessico protoindoeuropeo e confermata da studi di linguistica indoeuropea e di archeologia, è «caratterizzata da un’agricoltura rudimentale, dal territorialismo, dalle arti belliche e da un sistema sociale patrilineare e patriarcale».

Gimbutas ipotizzò tre ondate di invasioni dei popoli indoeuropei in Europa, che portarono all’estinzione delle società gilaniche. Questi tre stadi di espansione territoriale, che secondo Lehmann possono essere collegati con i tre principali gruppi di lingua indoeuropea in Europa, si verificarono:
• tra il 4000 e il 3500 a.C.
• tra il 3500 e il 3000 a.C.
• tra il 3000 e il 2500 a.C.

Le popolazioni indoeuropee, patriarcali e guerriere, provenienti dall’area caucasica e siberica, si introdussero in Europa, estinguendo o assoggettando con le armi le comunità gilaniche, imponendo un modello sociale gerarchico e guerresco, dove la forza fisica e l’autorità maschile erano gli elementi dominanti.

Ogni donna, da quel momento, fu destinata alla schiavitù e al concubinaggio forzatoL’ordine naturale e pacifico venne represso. Si istituì la proprietà privata. I popoli assoggettati furono mantenuti e ‘normalizzati’ entro rigide leggi (sedicenti divine, in realtà marziali) e in condizione di servitù permanente.
http://allediecidellamattina.altervista.org/la-grande-egregora-della-gerarchia-e-lannullamento-del-sacro-femminile-le-societa-gilaniche/

Appare chiaro come una struttura sociale, matrilineare, cooperativa e pacifica sia stata soppiantata con la violenza da una struttura antitetica, di diversa provenienza geografica, patriarcale, competitiva e barbara.

Le società integrate alla natura percepivano di appartenere ad essa e onoravano il femminile. Se tali valori fossero rimasti, il cammino dell'umanità avrebbe avuto un corso ben diverso. Infatti la loro perdita ha comportato un’ inversione di tendenza, fatta di dominio, sfruttamento, danneggiamento ambientale, nascita di culture in cui è stato smarrito il giusto equilibrio fra i due princìpi maschile e femminile e in cui il secondo, calpestato nelle caratteristiche che le erano proprie, ha dovuto rassegnarsi sia a subire, sia a diventarne complice, per non soccombere. Il pericolo di questo cambiamento è sotto i nostri occhi, e non lo è stato soltanto per l'ambiente, ma per l’umanità intera.

Ma è l’ordine simbolico del padre, del guerriero, del più forte che si struttura in ogni aspetto dell’esistenza umana e del suo racconto.  La madre diventa la figura muta della storia… Si dice che la nostra civiltà sia nata a seguito di un matricidio e così è stato.
Rosanna Marcodoppido

Forse le origini dell’assoggettamento femminile iniziano proprio in questo antichissimo capitolo di storia in cui chi vivendo ciò che davvero vale la pena vivere, contatto rispettoso con la natura, arte, cultura, devozione all’esistenza autentica, per mera sopravvivenza della specie ha dovuto arrendersi alla brutalità. Dalla Dea Madre al Dio Cornuto. 

Il femminile autentico si è così trasformato in qualcosa di costruito dal maschile, su misura e dunque finto. Ma allora chi siamo realmente in quanto donne? Alcune frasi tratte da una bella storia di Clarissa Pinkola Estès forse lo suggeriscono.

La Loba

C’è una vecchia che vive in un luogo nascosto che tutti  conoscono ma pochi hanno visto.

È circospetta,spesso pelosa,sempre grassa,e desidera evitare la compagnia. 
...
L’unica occupazione della Lupa è la raccolta delle ossa. Notoriamente raccoglie e conserva in particolare quelle che corrono il pericolo di andare perdute per il mondo. 
La sua caverna è piena di ossa delle più varie creature del deserto…Ma si dice che la sua specialità siano i lupi. 

Striscia e setaccia le montagne e i letti prosciugati dei fiumi,alla ricerca delle ossa di lupo,e quando ha riunito un intero scheletro, quando l’ultimo osso è al suo posto e la bella scultura bianca della creatura sta davanti a lei, allora siede accanto al fuoco e pensa quale canzone cantare. 
E quando è sicura, si leva sulla creatura, solleva su di lei le braccia, e prende a cantare. Allora le costole e le ossa delle gambe cominciano a ricoprirsi di carne e le creature si ricoprono di pelo. 
La Lupa canta ancora, e quasi tutte le creature tornano in vita, con la coda ispida e forte che si rizza. 
E ancora La Loba canta e il lupo comincia a respirare. 
E ancora La Loba canta così profondamente che il fondo del deserto si scuote, mentre lei canta il lupo apre gli occhi, balza in piedi e corre lontano giù per i canyon. 
In un momento della corsa, per la velocità, o perché finisce in un fiume, o perché un raggio di sole o di luna colpisce la schiena, il lupo è d’un tratto trasformato in una donna…. 
Così si dice che se vagate nel deserto, ed è quasi l’ora del tramonto, e vi siete un po’ perduti, e siete stanchi, allora siete fortunati, perché forse La Lupa può prendervi in simpatia e mostravi qualcosa…qualcosa dell’anima.

I miti delle origini



Quasi tutte le civiltà antiche, dal Mediterraneo all’India, dall’Asia all’Africa, dall’Oceania all’America, nei loro miti sulla creazione, hanno immaginato l’origine del cosmo al femminile, prima che gli dei soppiantassero le dee, prima che le immagini femminili del divino perdessero la loro identità e fossero relegate al ruolo secondario di madri-mogli-figlie delle divinità maschili più importanti… Prima del patriarcato, durante l’età dell’oro e dei paradisi terrestri, le figlie e i figli della Madre vivono seguendo la via che cerca l’armonia e l’equilibrio tra la natura e gli esseri umani….Per migliaia di anni, infatti, il fulcro della società sono state le donne che collaboravano tra loro. La paternità non era istituzionalizzata, spesso nemmeno riconosciuta. Non esisteva, quindi, il Dion padre-padrone. I modelli del maschile per i bambini venivano spesso dai fratelli della madre. E questa visione del mondo si trasmetteva di madre in figlia, di sacerdotessa in sacerdotessa. Ogni donna era profondamente in sintonia con la natura perché la Dea era anche identificata con Madre Terra, e di conseguenza era presente negli alberi e negli animali…

Con il patriarcato le cose cominciarono a cambiare: “ I rituali alla dea furono soppressi, i suoi poteri furono trasferiti alle divinità maschili e i suoi vari aspetti vennero frammentati in diverse dee inferiori, la maggior parte delle quali vivevano nel sottofondo e solo in relazione a una divinità maschile. Sono infatti diventate le madri/figlie/mogli di qualcuno.

Non è esattamente ciò che è successo alle donne?

“Agli inizi infatti la Dea Madre era completa da sola. Bastava a sé stessa. Ed era un simbolo perfetto per il Femminile, indiviso e completo.  Poi, con l’avvento della civiltà greca e in seguito della romana, il Femminile si è frammentato in vari aspetti, o sfaccettature, che  hanno preso ciascuna un archetipo e un nome diverso: Venere, Giunone, Demetra, Atena, Diana ecc. Ciascuno di questi è un archetipo , o descrizione di un aspetto della nostra natura., dimenticando così che noi donne non siamo spezzate, siamo intere. E guarda caso ciascuna di queste Dee deve la vita, comunque, a un intervento maschile o esiste e ha il permesso di vivere grazie al maschile (Atena che nasce dalla testa di Zeus, per esempio). Quando poi i patriarchi hanno la meglio, la dea si rifugia nella natura, nelle cascate, in cima alle montagne, nelle foreste, negli animali, nelle fonti d’acqua dove vive tuttora. E ogni tanto appare come a Lourdes, Medjugorje anche se i nostri occhi, ormai condizionati, la vedono sotto un’altra forma”.

In altre religioni antiche si possono inoltre trovare alcune figure femminili molto interessanti e decisamente diverse rispetto all’immagine mite e dolce del divino femminile che è giunta a noi…Nell’Induismo Durga, la Dea guerriere che cavalca una tigre ha in mano il fiore e la spada che simboleggiano la piena capacità di usare al contempo sia la dolcezza sia il coraggio; sempre nei Veda c’è Kali, simbolo della forza femminile: è l’incarnazione della dea furiosa per gli oltraggi subìti, per la violenza entrata prepotentemente nella vita di popolazioni dall’indole pacifica, per l’incontro con la guerra e il predominio maschile di cui i popoli invasori furono portatori”.

E così possiamo trovare molti altri esempi.

Il femminile attuale




Non dobbiamo combattere l’ingiustizia, ma renderla visibile”. MAHATMA GANDHI

Sì, su questo tema si è discusso e si discute tanto. Ma non è ancora il momento di cambiare argomento. C’è ancora tanto da fare. Ma a che punto è la situazione della donna nel nostro mondo? La condizione femminile, negli ultimi anni, è di gran lunga migliorata. Rispetto  alla generazione che ci ha precedute, come donne di oggi abbiamo accesso con maggior facilità agli studi universitari, migliori opportunità di lavoro, e finalmente il potere di decidere per la nostra vita. Però quanto ci sentiamo davvero libere di essere noi stesse, di fare scelte che siano davvero la nostra volontà, di assecondare i nostri desideri e non quello che gli altri si aspettano da noi, di essere economicamente indipendenti, di accedere alle più alte cariche nei vari ambiti lavorativi? Quanto ci sentiamo sicure camminando da sole di notte per strada? Quanto siamo a nostro agio nel sostenere un’opinione anche se contrasta con quella della maggioranza dei nostri colleghi, del nostro partner o della nostra famiglia? O se significa togliere del tempo ai nostri figli? Quanto ci sentiamo libere di seguire la voce della nostra anima?

Magari molte di noi ci riescono, ma una gran parte delle donne nel mondo  ancora non gode dei diritti fondamentali, non parliamo poi di essere davvero consapevoli del nostro valore…

Rafforzare il potere delle donne è la cosa migliore che possiamo fare per il pianeta. Quando le donne vengono represse, tutti perdono. Quando le donne vincono, tutti noi vinciamo”. LOUISE HAY

Ma la situazione attuale della donna da dove viene dunque?

Fin da bambine, siamo state nutrite con delle storie. Tuttavia, che storie ci sono state raccontate? E quali sono state raccontate alle nostre madri, zie, nonne? Che eredità sociale, oltre a quella familiare, abbiamo portato con noi? Come sarebbe attingere, fin da piccole, a immagini di una donna che adopera coraggio e dolcezza insieme, di una donna guerriera, di una donna che sposa prima di tutto sé stessa e la sua missione di vita?

Nella fase della Fanciulla siamo come una carta bianca su cui a mano a mano vengono scritte le varie leggi che, da adulte, guideranno le nostre scelte e decisioni. Ci hanno sempre insegnato che se avessimo rispettato le regole saremmo state a posto. Ma le regole della società non sono necessariamente utili a noi donne. Anzi. Quella che la società chiama “una brava bambina”, che poi diventa “una brava donna”, e “una brava madre” o “una brava moglie”, può facilmente trasformarsi in un invito pericoloso a servire gli altri perdendo noi stesse. Per oltre cinquemila anni il valore di una donna dipendeva da quanto bene serviva coloro che avevano più potere di lei (incluso il marito). L’organizzazione patriarcale ha spesso domandato alle donne di abbandonare i propri sogni in favore degli uomini e dei bisogni della famiglia…. E quindi, invece che imparare a fidarci del nostro intuito e della nostra guida interiore abbiamo cominciato a interiorizzare la convinzione di non essere abbastanza brave, intelligenti, e di non valere abbastanza. Per molte donne questa sensazione si sviluppa già durante i primi anni di vita.

Ma, se anche una donna ha finalmente trovato la strada, il modo di affermarsi appieno, senza paura né timore di essere manipolata e giudicata, se l’uomo che ha accanto nella vita continua a considerarla un pezzo di arredamento, se la zittisce, se le manca di rispetto, se la denigra, se non libera il suo Dna da millenni di egotismo e supremazia, insomma se non cambia anche lui, cosa succederà? Una donna simile può essere l’ennesima vittima di femminicidio, vittima di stupro, di essere sfigurata con l’acido.

Come diventare padrone della propria vita



Tutto ciò non cambierà finché noi donne non impareremo a valorizzare noi stesse e la nostra vita, almeno tanto quanto siamo abituate a fare con gli altri.

Ci sono molte cose che una donna può fare per diventare consapevole di sé e  prendere in mano la sua vita veramente. Qualsiasi sia la situazione che una donna si trova a vivere, la prima da cui cominciare è il prendersi cura di sé, nel senso più ampio. Se la sua situazione di vita non è quella che avrebbe desiderato o se ci sono delle malattie o un’insoddisfazione di fondo,  delle dipendenze o se in qualche modo si sente bloccata molto c’è che si possa fare.

Partire dall’accettazione e dall’amore verso il proprio corpo, qualsiasi forma esso abbia, è molto importante per mutare l’atteggiamento verso se stesse, allontanando i pensieri  svalutanti. Aver cura di sé e del proprio corpo,   sono un inizio per trasformare gli atteggiamenti della cultura e per aumentare la propria autostima.

Alla base dell’autostima, c’è un aspetto molto importante che ha a che fare con l’immagine di sé che ogni donna ha: “prendersi cura di sé” è parte integrante dell’Amore che le persone devono prima di tutto provare verso sé stesse, anche nella vita quotidiana e nella cura del proprio corpo. Molte sono le strategie che possiamo attuare nella nostra vita di tutti i giorni, anche quelle apparentemente più semplici.

Essendo una naturopata esperta in alimentazione, posso tranquillamente affermare che la nostra dieta è la prima variabile da considerare per raggiungere l’obiettivo che ci proponiamo. Quindi:

  • Alimentarsi in modo salutare ed adeguato ai nostri bisogni nutrizionali è fondamentale per creare quelle condizioni fisiche e psichiche che possono generare la salute. Se siamo in sovrappeso o sottopeso, se abbiamo problemi di salute, valutiamo la possibilità di intraprendere un percorso di educazione alimentare adeguato per noi. Impariamo a conoscere il nostro corpo, perché esso è il tempio della nostra Anima, dobbiamo dunque averne il massimo rispetto e la massima cura.
  • Fare una costante e divertente attività fisica, ci aiuta a mantenere il corpo in salute ma va anche ad attivare gli “ormoni” del benessere, che possono quindi supportare il nostro impegno nella direzione del prendersi cura di sé.
  • Evitare lo stress: molto in generale, dobbiamo prendere consapevolezza di tutte quelle situazioni, modalità, schemi mentali, dipendenze, abitudini ecc. che tendono a farci stare male e ad ammalarci; occorre vivere più in sintonia con sé stessi, ascoltando maggiormente i nostri bisogni e cercando di adeguare i doveri (lavoro, studio, responsabilità ecc.) alle proprie energie fisiche e psichiche.
  • Circondiamoci più possibile di persone in sintonia con ciò che siamo. La condivisione e l’amicizia con anime simili alla nostra può essere un valido sostegno, non solo per quanto riguarda i momenti divertenti della vita, ma anche nei momenti difficili avremo qualcuno su cui contare.
  • Se ci troviamo in situazioni difficili, impariamo a chiedere aiuto: se ci mettiamo all’ascolto di noi stessi, si chiarirà la direzione giusta da percorrere, ma non possiamo fare tutto da soli. Il segnale del “disagio” va accolto, compreso e di conseguenza rivolgiamoci al professionista che più fa al caso nostro, dallo psicoterapeuta al naturopata, dal medico all’omeopata, e così via.
  • Leggere, leggere, leggere: secondo la mia personale esperienza, la lettura di buoni libri ha sempre portato grandi frutti: personalmente molte volte ho trovato le risposte che volevo, o comunque quello che mi serviva.  Certo la lettura da sola non basta, ma è sicuramente un buon inizio. La conoscenza può cambiare tutto e quindi, soprattutto se siamo in un momento in cui sentiamo di non avere molte risorse, è il primo passo per prendere consapevolezza dei nostri disagi, per individuarli e poter pensare ai passi successivi.

    Brunetta Del Po - Daniela Temponi

  

BIBLIOGRAFIA

Antonella Cocchiara Le radici storico-giuridiche della violenza sulle donne e la pluralità delle forme di contrasto. Centralità della formazione

Lucia Giovannini Il potere del pensiero femminile  Sperling&Kupfer

Clarissa Pinkola Estès Donne che corrono coi lupi Sperling&Kupfer

 

SITOGRAFIA

https://femminileplurale.wordpress.com/2013/11/05/rosanna-marcodoppido-scuola-politica-udi-2013-le-radici-oscure-del-patriarcato/

http://allediecidellamattina.altervista.org/la-grande-egregora-della-gerarchia-e-lannullamento-del-sacro-femminile-le-societa-gilaniche/