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Un Natale senza stress


Per molti le prossime le festività sono fonte di stress, stanchezza, nervosismo e ansia. Organizzare le giornate dei bambini con compiti e giochi, condividere tutto il tempo con il partner, confrontarsi con la famiglia o con famiglie allargate, fatte da figli di precedenti matrimoni, ex coniugi, situazioni familiari diverse in cui è difficile conciliare culture, credenze e stili di vita, programmare gli acquisti di doni e i pranzi, trasformano il Natale in un periodo carico di obblighi e doveri, infatti chi dice di odiare il Natale in realtà non ne ama la routine e tutto ciò che ne deriva.

Spesso il corpo segnala il disagio emotivo con sintomi emblematici: nausea, disturbi digestivi, mal di stomaco, mal di testa, che sono attribuiti agli sgarri alimentari e all’eccesso di bevute. Sappiamo però che esiste un legame significativo tra disturbi somatici ed emozioni : sono le situazioni, le persone ciò che in realtà che non riusciamo a "digerire", l’onere di vivere le feste di Natale come se fossero l’occasione più bella dell’anno, in cui dobbiamo essere felici senza possibilità di scampo, in cui dobbiamo amare la nostra famiglia a tutti i costi e dobbiamo aver voglia di fare regali.

Ma non siamo costretti ad essere felici e a sentirci fuori posto se non riusciamo a condividere l’atmosfera magica e festosa che accompagna questo momento. Se avvertiamo di essere stressati potremmo sperimentare qualche soluzione creativa  reinventando un po’ il Natale per renderlo meno carico di tensione, basta un pizzico di fantasia per sopravvivere alla routine e trascorrere serenamente le feste. Impariamo ad accettare serenamente il nostro stato d’animo, a chiederci cosa ci rende infelici e nervosi, non tanto per assecondare gli altri, ma per poter individuare la nostra giusta direzione.


Noi tutti vorremmo il Natale pieno di quella stessa magia che abbiamo vissuto da bambini.
Proviamo allora ad osservare chi vive con entusiasmo questo momento, apprezzandone la pausa dagli impegni di tutti i giorni, l’occasione di incontrarsi in famiglia e con gli amici, l’atmosfera,i regali, le luci, le musiche, ma soprattutto  connettiamo il nostro spirito a ciò che il Natale rappresenta ad un livello più profondo, universale e cosmico. É la festa della luce. È la celebrazione che accoglie il solstizio d’inverno: il giorno in cui la luce inizia la sua risalita e vince la notte. E’ il giorno della Rinascita del Sole, una festa che esiste dalla notte dei tempi. Il 25 dicembre come giorno del Natale cristiano è mutuata dalla festa del Sol Invictus (Sole Invitto, colui è che non è sconfitto) in cui le antiche popolazioni festeggiavano la rinascita del Padre Solare, il Grande Dio che dopo il solstizio vince le tenebre. Le giornate tornano ad allungarsi, il Male è sconfitto, l’umanità s’illumina.

Un altro aspetto che accompagna i periodi festivi è quello divertente e giocoso correlato agli alimenti tipici che rallegrano le nostre tavole: il panettone, il pandoro,il torrone, il cotechino, le lenticchie, la frutta secca, lo spumante…

“Perché questi cibi non possono mancare nelle feste”

I cibi che ci accompagnano in queste feste sono l’augurio della tavola Natalizia. Questi tradizionali protagonisti da sempre ci accompagnano con le loro promesse di Armonia, Ricchezza e Vitalità. Guidandoci verso il Nuovo Anno.

IL PANETTONE: la tradizione del panettone è legata al Natale in quanto, anticamente, a Betlemme, era definito “giorno del pane” (dall’ebraico Bet Lehem, casa del pane). Il Pane divenne così il cibo sacro di Natale che ancora oggi si mangia in forma dolce. Simbolo del cibo per eccellenza, materiale e spirituale, offerto dal Cristo come pegno di alleanza e salvezza. Il processo di lievitazione, la particolare cottura, gli ingredienti ne fanno un alimento dalla forte valenza simbolica: una sorta di sole casalingo! Una massa che trattiene piccoli elementi (uvetta e  canditi), simbolo dell’armonia tra piccolo e grande, tra espanso (la massa lievitata) e contratto (l’uvetta, la frutta resa candita, il latte reso burro). L’uvetta, fresca, simboleggia il principio femminile, il sangue della vita, tanto da essere stata presa come simbolo dal Cristianesimo. La sua essicazione al sole, ne fa invece un concentrato di energia che, nel rendere ancora più dolce il panettone, è come se “puntellasse” e frenasse l’ulteriore “crescita” (lievitazione). Un’azione di contenimento, tipica dell’energia maschile. I pezzi di frutta candita, piccoli, dolcissimi e colorati, rappresentano l’attimo del lasciarsi andare ad una gioia incontenibile, la vittoria della luce sul buio. Panettone dunque come alimento simbolo dell’armonia tra maschile e femminile, tra luce e buio.

Ti propongo di mangiarlo così, per renderlo più leggero e digeribile:

 acquista un panettone senza glutine. Tagliane il fondo, svuotalo e sbriciola l’impasto in una terrina, aggiungi dello yogurt bianco denso, 2 cucchiai di miele, cannella. Riempi la cavità del panettone con questo ripieno, rimetti il tappo sul fondo e lascia in frigo per un’ora prima di servire. Perché: lo yogurt, ricco di fermenti lattici vivi, regola l’intestino e il flusso biliare, contrasta dissenterie, infezioni orali o cutanee, rigenera la flora intestinale. La cannella, calda e dolce, combatte stanchezza, cattiva digestione, diarrea, influenza.

LE LENTICCHIE: la carne dei poveri invoca ricchezza. Le lenticchie assumono, durante le festività di dicembre e in particolare durante l’ultimo frammento dell’anno, una simbologia che mescola tradizioni popolari molto antiche ad aspetti consumistici. Lenticchie come carne dei poveri per l’altissimo contenuto di proteine (23% del totale) ma anche come simbolo della speranza terrena, della fortuna, della prosperità. I semi assomigliano a tante monetine, per questo in diverse culture, la lenticchia simboleggia la preghiera al destino di essere clemente e generoso, anche economicamente. Le lenticchie sono anche collegate al ciclo morte-vita-morte, infatti anticamente erano in stretto legame con i defunti: i bramini, (membri della casta sacerdotale induista), non possono mangiare le lenticchie rosse perché somigliano a sangue coagulato (simbolo di morte).

Invece del classico cotechino e lenticchie, eccoti una ricetta vegana, uno speciale cotechino di lenticchie e noci, di cui potrai mangiare a sazietà senza effetti collaterali!!! E anche con pochissimo tempo per prepararlo!!!

Ingredienti: 500 gr. di lenticchie cotte, 60 gr. di noci già sgusciate, 5 pomodorini secchi sott’olio, 1 spicchio di cipolla rossa, 6 cucchiai di olio d’oliva (2 nell’impasto+4 per oliarlo), 150 gr. di pane grattugiato, 1 pizzico abbondante di sale fino, ½ cucchiaino di prezzemolo in polvere (o una manciata di quello fresco), ½ cucchiaino di semi di finocchio, ½ cucchiaino di semi di cumino. Accendi il forno a 180°C. Trita le noci fino a polverizzarle. Tagliuzza i pomodorini secchi e la cipolla e frullali insieme alle noci, ai semi di cumino, di finocchio e al prezzemolo. Dovrebbe risultare una pasta molto densa e profumata. Schiaccia le lenticchie con lo schiacciapatate o con il frullatore ad immersione fino a farne una purea, aggiungi il pane grattugiato, il sale e l’olio e mescola, quindi unisci la pasta saporita tritata precedentemente. Se fai fatica usa ancora il frullatore ad immersione. Con le mani, ora, poco per volta, fai un rotolone tipo cotechino finchè è ben compatto (se si spezza, aggiungete qualche goccia di acqua o di pangrattato). A questo punto mettetelo in frigo avvolto dalla pellicola trasparente fino a quando deciderete di utilizzarlo, o ungerlo con olio d’oliva e metterlo direttamente in forno per circa 15 minuti, finchè formerà una leggera crosticina. Potete accompagnarlo con purè, polenta o patate al forno.

LO SPUMANTE: basta un sorso ed è tutto un fermento! Lo spumante deriva dalla fermentazione e dalla trasformazione di un frutto, l’uva, molto zuccherino ed energetico. Simboleggia, con il suo lungo procedimento di produzione, i cui equilibri debbono essere rispettati scrupolosamente, il cammino della mente verso la conoscenza, l’illuminazione. Bere piccoli sorsi di spumante è un modo per entrare in questo processo di fermentazione che è in piccolo il processo stesso di fermentazione del pianeta, che dall’acqua ha fatto nascere la vita. Questo succo d’uva, reso frizzante dal particolare procedimento, è una sorta di elisir grazie al quale si entra in contatto (a piccole dosi) con la parte di sé che fermenta, matura e che vuole venire alla luce. In vino, o spumante, veritas!

E per ultimo non fatevi mancare qualche piccolo fuoco d’artificio…un rito che purifica. Anticamente i fuochi di artificio venivano accesi al solstizio d’inverno e avevano la funzione di aiutare il sole a riaccendere la sua luce che pareva spegnersi. Secondo il principio che il simile, in questo caso la luce, produce il simile, il calore. I fuochi che si accendono in questo periodo, come del resto quelli che si accendono in tutti i periodi di rinnovamento calendariale (ferragosto) hanno una doppia valenza simbolica. Da un lato bruciano simbolicamente il “vecchio” del periodo che termina e quindi purificano, dall’altro, ricollegandosi alla fase di rinascita, ci preparano al “nuovo”.

Brunetta Del Po Daniela Temponi

Bibliografia

Rivista “Salute Naturale”, ed. Riza

“Le tentazioni di Eva” di Aida Vittoria Eltanin