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“Il pomeriggio conosce cose che il mattino nemmeno sospettava” (proverbio svedese)

Con questo proverbio vorrei introdurre una piccolissima riflessione sul nostro invecchiare.


Tendenzialmente, allo stato attuale della società, tutto ciò che riguarda il nostro “diventare vecchi” è quantomeno relegato alle persone che hanno già superato gli “anta”, se non addirittura evitato del tutto.

Ciò ha comunque come estrema conseguenza il fatto che da una certa età in poi spesso si parla in termini negativi dell’avanzare degli anni, e una buona parte della nostra popolazione (che sta inevitabilmente invecchiando dato che siamo a crescita zero…) viene messa un po' in secondo piano a molti livelli.

Il punto è che l’invecchiamento è diventato la paura maggiore di una generazione.

Senza entrare nei dettagli di una trattazione su un argomento troppo vasto per essere qui esposto, vorrei suggerirvi di guardare in un altro modo il processo di invecchiamento che è una parte inevitabile nella nostra vita, in modo che questo processo non sia centrato solo su ciò che andremo a perdere, ma su quello che possiamo scoprire di nuovo e più funzionale al periodo che andiamo a vivere, e che ci suggerisca il modo per vivere già da adesso in modo più in sintonia con il senso profondo del nostro essere qui.

Come ogni fase della vita, anche quelle della maturità e della vecchiaia devono vederci pronti al cambiamento.

L’autunno è un po' paragonabile a queste fasi e quindi è il momento adatto per fare delle riflessioni in merito.

Vi suggerisco anche la lettura di un libro bellissimo, che mi ha ispirato nel preparare la mia prima conferenza pubblica “La forza del carattere”, di James Hillman, e, se amate il cinema, anche la visione di un film abbastanza recente: “Cloud Atlas”.